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Bolivia attraverso le lagune colorade

(2 posts)

 
  1. orcapr
    Membro

    Le lagune si raccolgono una vicino all’altra come pietre preziose incastonate nello stesso diadema da un artista bizzarro ed imprevedibile. Questa è gialla. Non come un oggetto o un qualunque corpo solido di colore giallo, bensì come uno stato d’animo. È il giallo dell’ottimismo e della buona sorte. Non importa che forse sia merito dello zolfo o di chissà quale altra essenza ma un tacito grido di felicità echeggia nel cuore. Si districa ancora il sentiero fra tre laguna gemelle. La prima emana un impertinente odore di solfuri e la chiamano hedionda, cioè puzzolente. L’ultima è grigia, dicono, ma a noi appare dell’antico colore della madreperla. Solo qui i fenicotteri di James, nome scientifico del musicale flamingo, animali timidi e schivi, sembrano sentirsi al sicuro. Si concedono indifferenti alla vista e sfilano a pochi passi dall’obiettivo. Pare che badino solo ai fatti loro: cibarsi, pettinarsi e lisciare all’infinito ogni piuma del loro abito più elegante. In realtà cospargono il piumaggio di una secrezione che lo rende impermeabile all’acqua e consente all’animale di sopravvivere in ambienti così difficili. È naturale in fondo che riprendano le forze per nuove interminabili migrazioni. Senza alcun preavviso compare una spoglia e luminosa locanda per un po’ d’acqua e di ristoro. L’aria totalmente priva d’umidità preserva in modo perfetto dalla ruggine questi automezzi malandati mentre la luce abbagliante rimette quasi a nuovo il colore delle vecchie lamiere. Il deserto conserva i vecchi oggetti ed allunga il tempo dei ricordi. Ovunque scorra una vena d’acqua si addensano la vegetazione spontanea e quella coltivata dall’uomo. I campesinos compiono a piedi lunghi tragitti dal villaggio ai campi, portando con sé una gerla con poche cose: acqua, cibo, una coperta. Il villaggio di S. Cristobal, il nostro S. Cristoforo, è stato costruito di recente nei pressi di una miniera d’argento. L’antica chiesa è stata interamente smontata e traslocata con affreschi e statue, usando tecniche di restauro e specialisti tutti italiani. La semplicità degli arredi e delle icone fa tutt’uno con la spontaneità della fede popolare dei contadini degli altipiani. Il rio grande è in realtà un ruscello che viene guadato con facilità, come non sarebbe possibile nella stagione delle piogge quando si gonfia di acque fangose. Gli strati di aria calda evocano miraggi di un mare che non c’è più. È l’ultimo ostacolo prima di UYUNI.
  2. fiorellotrentino
    Membro

    Anche io sono stato in Bolivia! A La Paz ci mancava quasi l'aria! (Probabilmente colpa dei 4000 metri di altezza. Dalla cima dell'altopiano si riusciva a vedere la conca con tutta la città: un mix di piante, grattacieli, case, il tutto in un ambiente molto brullo.

    Appena arrivati abbiamo fatto una bella passeggiata nel quartiere alto, pieno di negozi di Indios. Probabilmente eravamo gli unici stranieri del quartiere. Gli Indios erano piccolini, con i loro manti colorati e il taglio di capello tondo, sempre sorridenti. La Paz ha un centro storico bellissimo, con la piazza principale che si affaccia ad una chiesa stupenda, interamente scolpita nella pietra.

    Più di una volta mi sono ritrovato a pensare a quanta fatica devono aver fatto gli abitanti per rendere una zona così brulla così tanto interessante.

    Più che ogni altro posto del Sud America, in Bolivia si può respirare un'aria precolombiana. Non ho notato molte persone vestite all'occidentale durante le passeggiate, infatti la gran parte della popolazione è di origine Indios.

    Un viaggio veramente avventuroso e particolare.


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