Cenni storici

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Agli inizi del 2° millennio prima di Cristo sulle rive del lago Titicaca si sviluppò una delle culture pre-colombiane più importanti dell’America,  Tiwanaku. Questa cultura scomparve intorno al 1.200 a.C.
Nello stesso periodo sorsero le società agricole dei Moxos (nella parte est dei bassipiani) e dei Mollos ( nella attuale La Paz) e si diffusero le culture Uru e Chipaya, oltre all’importante cultura Incas.
Queste controllarono l'area fino alla conquista degli spagnoli iniziata nel 1531 ad opera di Francisco Pizarro. Occorsero due anni per la conquista definitiva ed il territorio fu chiamato "Alto Perù" e sottoposto all'autorità del Vicerè di Lima.  La sede del governo locale fu istituita a Chuquisaca (la moderna Sucre).
Nel 1544 i conquistatori scoprirono le miniere di argento a Potosì, che divenne per molti anni la città più grande dell'emisfero Occidentale. L'abbondanza generata da questa scoperta stravolse per più di due secoli l'economia spagnola. Tuttavia le condizioni dei lavoratori locali nelle miniere, trattati come schiavi, portarono, nel 1572, all’insorgere di un sentimento diffuso di ribellione contro i colonizzatori spagnoli. Le rivolte coinvolgevano tutta la popolazione (donne incluse) e furono spesso soffocate con massacri e torture.
Tra il XVI e XVII sec. i Gesuiti imposero cambi drastici nel paese, imponendo come ufficiale la religione cattolica, portando il bestiame e sviluppando un tipo di architettura tropicale incentrata sull’uso del legno. L'indipendenza fu proclamata nel 1809, ma occorsero altri 16 anni di lotte per dichiarare formalmente la nascita della repubblica (il 6 agosto del 1825) a seguito delle vittorie riportate da Simón Bolívar in Perù e da Antonio Josè de Sucre nella battaglia di Ayacucho. Il territorio boliviano fu però sempre desiderato dai suoi vicini e ciò comportò, nei cento anni successivi alla costituzione della repubblica, la perdita di più della metà del suo territorio. La bramosia cilena portò alla Guerra del Pacifico (1879-1884), in cui la Bolivia perse 850Km di coste, tra cui il porto di Antofagasta e rimase senza sbocco sul mare.
A seguire anche Perù, Brasile ed Argentina contribuirono a restringere i confini boliviani. Tra il 1932 ed il 1935 fu poi la volta del Paraguay, che portò via alla Bolivia importanti terre ricche di petrolio nella regione del Chaco.
Forse lo sviluppo più significativo durante questo periodo fu la nascita del Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR), che andò al potere con la "rivoluzione di aprile" nel 1952. In questa occasione furono introdotti il suffragio universale, la riforma agraria e la nazionalizzazione di gran parte delle miniere. Ma seguirono a questo periodo anni bui, tristemente famosi per gli abusi sui diritti umani, per l'incremento del traffico narcotici, per i brogli e per i colpi di stato. I militari controllarono il potere con una dittatura fino al 1982, lasciando alla democrazia successiva il compito di risanare un paese distrutto dall’alta inflazione. Fu allora adottata una riforma economica e sociale aggressiva. Il provvedimento più drammatico adottato fu il programma di capitalizzazione, sotto cui gli investitori stranieri acquisirono il 50% del controllo di imprese pubbliche, come la corporazione petrolifera, le telecomunicazioni, le linee aeree, le ferrovie, e l'energia elettrica in cambio dei capitali investiti. Seguirono nuovamente proteste violente e rovesciamenti ai vertici.
Nell'agosto 2002  Gonzalo Sanchez de Lozada vinse le elezioni, ma fu sostituito da Carlos Mesa dopo soltanto un anno, quando insorsero diverse rivolte (80 morti e centinaia di feriti) contro l'esportazione del gas naturale.  Nel 2005 è stato eletto presidente Evo Morales. Per la prima volta dalla conquista spagnola del 1500 la Bolivia, nazione con maggioranza di popolazione indigena, ha un suo leader indigeno che ha dichiarato la fine definitiva dell'era del colonialismo e l’inizio di una nuova era segnata dall’autonomia. Per quanto riguarda i rapporti con gli USA, essi sono controversi.
Gli USA cercano infatti di combattere la "guerra della droga" nel Sud America, promuovendo la riduzione della produzione di coca con il piano “zero coca”. Questo piano, però, è visto da molti boliviani come un attacco alla loro sopravvivenza economica ed al loro stile di vita. Morales ha dichiarato che il suo governo cercherà di interdire l’uso delle droghe, ma preserverà il mercato legale della coca e l'esportazione legale dei suoi prodotti. Morales ha così modificato lo slogan abolizionista “zero coca” in “zero cocaina”, per distinguere la pianta in sé ed i suoi utilizzi vantaggiosi e la droga che da questa pianta si ricava, che è fuori legge.
Inoltre nel 2006 ha annunciato che le riserve naturali di petrolio saranno nazionalizzate, lasciando alle compagnie straniere 6 mesi di transizione per rinegoziare i contratti o essere espulse. Attualmente la Bolivia mantiene attivi i conflitti con il Cile per l’uso delle acque territoriali dei fiumi Lauca e Silala e non scambia con questo relazioni diplomatiche dal 1977. Il Cile ha disseminato mine esplosive lungo tutta la sua frontiera con la Bolivia. Essa è inoltre interessata da tensioni autonomiste delle regioni più ricche della zona orientale, dove risiedono la maggior parte dei boliviani di origine europea.
La posizione della Bolivia in ambito internazionale rimane però non incoraggiante. E’ infatti il più povero dei paesi del Sud America, in parte a causa della grande instabilità politica (in 100 anni ci sono stati 40 presidenti, di cui 6 assassinati, e 190 colpi di stato), in parte per l'alto livello di corruzione ed infine anche per il ruolo imperialistico che le potenze straniere hanno esercitato fin dalla "scoperta dell'America". Il paese è però ricco di risorse naturali e per questo viene visto come "una scimmia seduta su una miniera d'oro". Oltre alle famose miniere d’argento di Potosì, possiede infatti il 70% dei giacimenti di ferro e magnesio del mondo ed è il secondo paese del Sud America più ricco di petrolio, dopo il Venezuela. Amministrativamente la Bolivia è divisa in 9 dipartimenti: Beni, Chuquisaca, Cochabamba, La Paz, Oruro, Pando, Potosi, Santa Cruz, Tarija. La sua capitale costituzionale è Sucre, mentre la sede del governo e capitale amministrativa è la città di La Paz. 

Note storiche:

  • durante gli anni dei colpi di stato ad opera dei militari, il 9 ottobre 1967 Ernesto "Che" Guevara fu messo a morte dai soldati boliviani, istruiti ed armati dal governo USA e dalla CIA. La sua esecuzione rimane un evento storico controverso; trenta anni dopo, le circostanze riguardanti la sua partecipazione alla guerriglia boliviana, la sua cattura, la sua uccisione e sepoltura sono ancora in parte misteriosi e suscitano interesse pubblico e discussioni in tutto il mondo.
  • la Bolivia deve il suo nome al comandante dell’Esercito di Liberazione, Simon Bolivar, venezuelano di nascita,, che nel 1810 iniziò a lottare per l’indipendenza del suo paese e dei vari paesi del continente. Nel 1825 dichiarò l’indipendenza dell’Alto Perù e successivamente del Basso Perù, oggi conosciuto appunto col nome di Bolivia. Nel 1830 si disintegrò la fragile alleanza promossa da Bolivar tra Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia e pochi mesi dopo morì lo stesso Bolivar, a 47 anni.